giovedì 13 novembre 2014

Libera di esistere, la Resistenza di Giada tra le mura domestiche


Racconta il suo dolore passeggiando, come lo farebbe una bambina che, cadendo, ha la forza di rialzarsi da sola. 
Giada (nome di fantasia) si sforza ogni giorno di trovare un sorriso per se stessa e per sua figlia quasi adolescente. 
Ogni giorno è come se si liberasse, a poco a poco, dalla ragnatela con cui l’uomo sposato anni fa, la tiene a sé, con la forza dell’umiliazione e la minaccia della solitudine.
«Ho sposato un uomo che non ha mai voluto separarsi da sua madre e dalla sua famiglia, non mi sono mai sentita accettata da loro, se non da mio suocero, l’unico che ancora oggi si preoccupa di chiedermi come sto – racconta – Ora sono separata ma viviamo ancora insieme perché mi sono ritrovata sola e senza un lavoro».
Fino a qualche anno fa, Giada gestiva una sua attività artigianale.
«Ho dovuto chiudere senza sapere come, perché lui non lavorava ma comunque gestiva la parte economica. – dice con la rabbia mitigata dal tempo trascorso - Io guadagnavo e lui voleva gestire anche i soldi guadagnati da me».
Una vita insieme soffocante, addolcita solo dalla presenza di sua figlia.
«Con lui litigavamo tutti i giorni, sua madre controllava ogni mio movimento – ricorda -  Come padre è sempre stato presente ma non lavora e non aiuta a casa. Io mi sono sempre arrangiata facendo lavori saltuari di pulizia e assistendo persone anziane, ho sempre lavorato fin da ragazzina».
Fatica un po’ a non far tremare  la voce  quando racconta ciò che ancora sopporta.
«Ho subito molta violenza psicologica, mi segue una specialista per recuperare la mia autostima. Vivere con lui è un incubo, tuttora subisco molestie sessuali e violenza psicologica».
A parte contributi economici, all’esterno non ha trovato l’aiuto che cercava, fino all’incontro con il Centro comunitario Agape.
«Non ho nessun familiare vicino, ma l’associazione Agape adesso  è come fosse la mia famiglia, mi stanno aiutando e non mi sento più sola, sono più forte e so che non devo cedere alle minacce di mio marito riguardo al fatto che non ho nessuno e che mi toglierà la bambina. Mi sento più serena, ho trovato degli amici e, attraverso la cooperativa Soleinsieme, un modo per riprendere la mia vita,  mi stanno aiutando ad uscire da lì».
Da quell’alloggio come da una gabbia forse mai stata casa.

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