giovedì 19 maggio 2016

Gli abiti di Soleinsieme, dignità e speranza

La sartoria sociale di via Possidonea n.53, oggi  è un pullulare di colori, tra i fili e i tessuti che si muovono sulle macchine da cucire.

Spenti i riflettori dell’esordio, le donne della cooperativa Soleinsieme  faticano, giorno dopo giorno, per concretizzare quel sogno di dignità e speranza  iniziato poco più di un anno fa, in un bene confiscato alla 'ndrangheta. 

Gli abiti da riparare arrivano con i clienti che, consciamente o no, sostengono queste donne che sono anche madri,  reduci da situazioni complicate e, a volte, violente. 

Ma non basta. «Confezioniamo anche abiti su misura – ricorda la presidente della cooperativa Soleinsieme, Giusy Nuri – Sarebbe importante sostenere questo tipo di attività per garantire un maggiore lavoro e una maggiore retribuzione per le sei donne che oggi lavorano in sartoria».

E’ una richiesta per dar forza al progetto della “Rete tessile resistente”, finalizzata a  formare e a dare maggiori opportunità di lavoro alle donne in difficoltà, anche attraverso il supporto delle Reti nazionali di Equo sud e di Libera e di coloro che condividono i valori del consumo critico e responsabile.

Un abito cucito dalle donne di Soleinsieme è dunque molto più che un vestito da indossare. E’ un altro modo possibile per realizzare dal basso maggiore giustizia sociale, per opporsi alle regole selvagge dello sfruttamento umano e indossare gli abiti della solidarietà.



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